Il soggetto del lavoro – Fondazione Collegio San Carlo

Il soggetto del lavoro

Identità e tonalità emotive del lavoratore postfordista

  • Paolo Virno

    Professore di Filosofia del linguaggio - Università di Roma Tre

  • da venerdì 24 gennaio 2003 a sabato 25 gennaio 2003 - 17.30
Centro Culturale

La situazione emotiva della moltitudine postfordista è caratterizzata dall’immediata coincidenza tra produzione ed eticità, “struttura” e “sovrastruttura”, rivoluzionamento del processo lavorativo e sentimenti, tecnologie e tonalità emotive, sviluppo materiale e cultura […]. Quali sono i principali requisiti richiesti ai lavoratori dipendenti, oggi? Abitudine alla mobilità, capacità di restare al passo con le più brusche riconversioni, adattività sposata a qualche intraprendenza, duttilità nel trascorrere dall’uno all’altro gruppo di regole, attitudine a un’interazione linguistica tanto banalizzata quanto onnilaterale, consuetudine a destreggiarsi tra limitate possibilità alternative. Ebbene, questi requisiti non sono il frutto del disciplinamento industriale, quanto piuttosto il risultato di una socializzazione che ha il suo baricentro fuori del lavoro. La “professionalità” effettivamente richiesta e offerta consiste nelle doti che si acquisiscono durante una prolungata permanenza in uno stadio pre-lavorativo, o precario. Come dire: nell’attesa di un impiego, vengono sviluppati quei talenti genericamente sociali e quell’abitudine a non contrarre durevoli abitudini, che fungeranno poi, una volta trovato lavoro, da veri e propri “ferri del mestiere”. L’impresa postfordista mette a frutto questa abitudine a non avere abitudini, questo addestramento alla precarietà e alla variabilità. Ma il fatto decisivo è una socializzazione (con questo termine intendo il rapporto con il mondo, con gli altri e con sé) che avviene essenzialmente al di fuori del lavoro, una socializzazione essenzialmente extralavorativa […]. A guardar bene, la socializzazione extralavorativa (che poi, però, confluisce nel “mansionario” postfordista) consiste in esperienze e sentimenti in cui la grande filosofia e la grande sociologia dell’ultimo secolo, da Heidegger e Simmel in poi, ha riconosciuto i tratti distintivi del nichilismo […]. Ora il nichilismo (abitudine a non avere abitudini ecc.) entra in produzione, diventa requisito professionale, è messo al lavoro. Solo colui che è pratico dell’aleatoria mutevolezza delle forme di vita metropolitane sa come comportarsi nelle fabbriche del just in time.
(da P. Virno, Grammatica della moltitudine, Roma, 2002, pp. 56-57)

Riferimenti Bibliografici


- H. Arendt, Vita Activa, Milano, 1989;*
- J. Habermas, Lavoro e interazione, Milano, 1975;*
- K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Torino, 1983;
- G. Simondon, L’individuazione psichica e collettiva, Roma, 2001.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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