La formazione rituale della comunita'

Sull'insediamento del Presidente G.W. Bush

  • Christoph Wulf

    Professore di Scienza dell'educazione - Freie Universität, Berlin

  • venerdì 08 giugno 2001 - 17,30
Scuola Alti Studi

I processi mimetici sono sempre legati alla sensibilità e alla percezione, senza tuttavia limitarsi alla dimensione dell’aisthésis. Essi fanno parte del mondo delle immagini interiori, dell’immaginazione. Stabiliscono un legame tra esterno e interno, trasponendo il mondo esterno nel mondo interiore. Da qui l’importanza della mimesis nell’ambito del sociale. Proprio perché la mimesis “funziona” così, i rituali e le ritualizzazioni hanno un potere di socializzazione. Condividendo e ripetendo, grazie alla percezione, rituali e ritualizzazioni nella famiglia, a scuola, nella comunità e in politica, gli uomini arrivano a trasmettere tali messe in scena insieme a valori, attitudini e comportamenti che fanno parte del loro mondo immaginario. È qui che essi possono esercitare la loro influenza.
In un primo approccio, si potrebbe intendere per “rituali” attività che non sono accompagnati da parole e che sono espresse con gesti. Lévi-Strauss ha parlato a questo proposito di paralinguaggio, per dire che l’attività del rituale non si lascia esprimere compiutamente dal linguaggio verbale. Grazie al compimento dei rituali o a un comportamento rituale, alcune norme sociali sono inscritte nei corpi. Tali processi di inscrizione sono accompagnati da una introiezione delle relazioni di potere della società. I rituali hanno ripercussioni pedagogiche e sociali perché si servono del corpo di bambini e adulti. Se i rituali sono movimenti del corpo simbolicamente codificati, essi sono situati in un contesto storico e culturale specifico. Si tratta di azioni corporee e, in quanto tali, sono legati alla percezione. Non c’è rituale che non richieda l’utilizzo dei sensi per essere compiuto e compreso. I rituali assomigliano a “finestre” attraverso le quali si può osservare una dinamica con cui gli uomini creano, mantengono e trasformano il loro mondo culturale, comprese la famiglia e la scuola.

Riferimenti Bibliografici


- P. Bourdieu, Esquisse d'une theorie de la pratique, Droz, Genéve, 1972*;
- A. van Gennep, I riti di passaggio, Boringhieri, Torino, 1981*;
- V. Turner, Dal rito al teatro, il Mulino, Bologna, 1986*;
- C. Wulf (a cura di), Vom Menschen. Handbuch Historische Anthropologie, Beltz, Weinheim/Basel 1997*.

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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