Le frontiere della scienza

Uno sguardo sulle trasformazioni scientifiche e tecnologiche del futuro

  • venerdì 23 novembre 2012 - 17.30
Centro Culturale

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Prima di cominciare a pensare al futuro sembra istruttivo dare un rapido sguardo al passato, se non altro per non rifare gli stessi errori. Perché adesso sappiamo che se qualcuno avesse scritto un libro come questo un secolo fa, o tanto più un millennio fa (quando i libri erano pochi), le avrebbe probabilmente sbagliate proprio tutte. Nessuno aveva previsto, ma neanche avrebbe saputo sognare di prevedere, le più grandi scoperte del XX secolo: dalla bomba atomica alla genetica, alla nucleosintesi stellare, alla psicopatologia della vita quotidiana, ai computer, al progetto Apollo, e chi più ne ha più ne metta. Anzi, parlando di previsioni e del primo uomo sulla Luna, proviamo proprio a pensare a Neil Armstrong, nato nell’agosto del 1930 nella campagna dell’Ohio. Che avrebbe detto la signora Viola Armstrong se qualcuno le avesse predetto (nel 1930, l’anno dopo la grande depressione) che il fantolino che teneva in braccio avrebbe un giorno camminato sulla Luna? Che era un matto burlone, o peggio. E lo stesso vale per Anna Gagarina, quattro anni dopo, in un kolchoz vicino a Smolensk, nell’Unione Sovietica stalinista. Se qualcuno le avesse detto che il suo vispo terzogenito appena nato, Jurij Alekseevic, 27 anni dopo sarebbe stato il «primo uomo nello spazio» (concetto forse difficile per una contadina dell’epoca), come avrebbe reagito? Secondo me avrebbe chiamato il commissario politico. Adesso è facile dirlo, ma scrivere di cosa restava da scoprire un secolo fa, negli anni Venti del Novecento, e sperare di azzeccare almeno qualche previsione, sarebbe stato senza speranza. […]
Il metronomo che potrebbe oggi darci una data alla quale verificare il nostro lavoro di indagine futura è la cometa di Halley. Ripasserà nel 2062. Un appuntamento elegante per l’astronomia perché legato al prossimo sicuro passaggio vicino alla Terra di un oggetto celeste periodico, indipendente dall’ordine dei nostri mucchietti di molecole che chiamiamo vita. Si tratta di una dei miliardi di comete del nostro sistema solare, a noi familiare perché, da almeno un paio di millenni, passa regolarmente, ogni 76 anni, vicino alla Terra ed è visibile in tutta la sua bellezza. Era conosciuta da tempo, proprio perché ben visibile, con passaggi scritti nella storia. Passò di sicuro poco prima della battaglia di Hastings del 1066 e la troviamo immortalata nell’arazzo di Bayeux. Nel 1301 ripassa e si fa vedere da Giotto, che la dipinge nella cappella degli Scrovegni. Per secoli, l’immagine dipinta da Giotto rimane la migliore disponibile della cometa, che fu osservata per la prima volta con il telescopio nel 1682 dall’astronomo inglese Edmond Halley (amico di Newton) il quale non visse abbastanza per vederla tornare come aveva previsto e per sapere che avrebbe avuto il suo nome. Nel 1910 però le cose cambiano: per la prima volta l’umanità è capace di fotografarla: la lastra fotografica della cometa di Halley mostra una realtà assoluta, non più relativa all’occhio o alla mano di un pittore. Al passaggio successivo (1986) l’umanità ha fatto progressi ancora maggiori: siamo riusciti a mandare una flotta di sonde spaziali a incontrarla. Anzi, una di esse, quella europea chiamata Giotto, fu capace di raggiungere e fotografare da vicino la cometa. Che cosa faremo ad Halley quando tornerà, nel 2062? La ingabbieremo con una grossa rete spaziale per portarla sulla Terra (è grande come l’isola di Manhattan) e magari scioglierla (è composta prevalentemente di ghiaccio) in un deserto dell’Australia e vedere come è fatta dentro, magari se ci sono strane molecolone o addirittura esserini viventi? […]
Non c’è dubbio che durante l’ultimo giro di Halley abbiamo scoperto molto di più sulla cometa (e, en passant, su tutto l’universo) che in tutti i giri precedenti messi insieme. Allora ha un senso usare la cometa come metronomo e chiederci che cosa avremo capito sull’universo al prossimo giro, nel 2062, 200 anni (-1) dall’unità d’Italia o 100 anni (-1) dal primo volo spaziale di Jurij Gagarin. Non preoccupiamoci troppo, ora, dei passaggi di Halley nel 2138 o nel 2214. Il futuro diventa sempre meno definito e ancor meno prevedibile man mano che Halley gira. Il futuro dei prossimi cinquant’anni, invece, comincia oggi.

(da G.F. Bignami, Cosa resta da scoprire, Milano, Mondadori, 2011, pp. 7-8 e 24-26)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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