Scarpa legge da Isaac B. Singer – Fondazione Collegio San Carlo

Scarpa legge da Isaac B. Singer

  • lunedì 26 febbraio 2007 - 21.00
VivaVoce

«Sono il serpente primevo, il Maligno, Satana. La Cabbala si riferisce a me come Samaele, e gli ebrei a volte si limitano a chiamarmi "quello".
E' risaputo che mi piace combinare strani matrimoni, e deliziarmi di unioni sbagliate come quelle tra un vecchio e una fanciulla, tra una brutta vedova e un giovane nel fiore degli anni, tra uno storpio e una gran bellezza, tra un cantore e una sorda, tra una muta e un millantatore. Permettetemi di parlarvi di una di queste unioni "interessanti" che combinai a Kreshev, un villaggio sul fiume San; essa mi consentì di essere debitamente offensivo e mi offrì il destro di giocare uno di quei piccoli tiri che costringono a rinunciare sia a questo mondo sia all'altro in men che non si dica.
Kreshev è grande press'a poco come una delle lettere più piccole del più piccolo libro di preghiere […]. Dopo il giorno di mercato ai bottegai non rimane niente da fare e così si riuniscono nella Casa di studio grattandosi e sfogliando il Talmud, oppure raccontandosi a vicenda  storie stupefacenti di mostri e spettri e lupi mannari. Evidentemente, in un simile villaggio, anche per me non v'è molto da fare; da quelle parti è difficilissimo che qualcuno pecchi sul serio. Agli abitanti  mancano tanto l'energia quanto l'inclinazione. Di quando in quando una cucitrice fa pettegolezzi sulla moglie del rabbino, oppure la ragazza del portatore d'acqua rimane incinta, ma non è questo il genere di cose che mi diverte.
Ecco perché mi reco di rado a Kreshev.
Ma nel periodo al quale mi riferisco abitavano nel villaggio alcuni uomini ricchi, e in una casa prospera può accadere qualunque cosa. Così, ogni volta che volgevo gli occhi da quella parte, badavo bene ad accertare come andassero le cose nella famiglia di Reb Bunim Shor, l'uomo più ricco della comunità. […] Nulla lasciava pensare che Red Bunim e la sua famiglia non dovessero condurre in pace la loro esistenza, come accade così spesso alle persone comuni che, a causa della loro semplicità, evitano le disgrazie e vivono fino alla vecchiaia e alla morte senza dover affrontare alcuna vera e grave difficoltà. Ma Red Bunim aveva anche una figlia, e le donne, come risaputo, portano disgrazia».

(Isaac B. Singer, La distruzione di Kreshev, Parma, Guanda, 1992, pagg. 7-14)

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