Confini

Spazi di sovranità in età moderna e contemporanea

  • Dario Gentili

    Professore di Filosofia morale – Università di Roma Tre

  • venerdì 09 febbraio 2018 - ore 17:30
Centro Culturale

Video integrale

Rete, non-luoghi, modernità liquida e de-territorializzazione sono alcuni dei termini che hanno accompagnato l’affermarsi, a livello sociologico e non solo, di una topografia della globalizzazione, teorizzata come un superamento della topografia del confine, che ha caratterizzato la modernità e la sua creazione politica per antonomasia: lo Stato. Un mondo senza confini è il tratto comune alle diverse espressioni che vogliono descrivere la topografia della globalizzazione. Tuttavia, allo sconfinamento immateriale della tecnologia telematica e dell’economia finanziaria fa da contraltare una rinnovata materialità del confine: il muro. Ma si tratta di confine in senso proprio? Non bisogna piuttosto evidenziare che, dove i muri corrispondono ai confini statuali, questi sono in realtà preesistenti e altrove, invece, non demarcano affatto confini tra Stati? Insomma, la pietrificazione e la cementificazione dei confini statuali può non rappresentare un rafforzamento dell’idea di Stato-nazione e probabilmente non spiega affatto la ragion d’essere di questi muri: il rapporto con il confine, con il suo senso politico-culturale, non è essenziale.
Un’interpretazione del muro nell’epoca della globalizzazione non può prescindere dalla chiarificazione del significato della parola confine, che deriva dal latino finis e rimanda al significato di solco e alla pratica del tagliare o scavare un solco nel terreno. Al finis è complementare il limes, che deriva appunto da limus – “trasversale, obliquo”. Mentre il finis descrive una linea, il limes rappresenta una zona, in cui tra interno ed esterno e tra ordine e disordine prevale la continuità e il contatto. Il limes è una strada militare fortificata che avanza nel barbaricum e si arresta solo a fini strategici e di organizzazione interna, come è il caso del vallo di Adriano, ma non demarca affatto un confine. Sarebbe opportuno, pertanto, tradurre limes con frontiera. Nonostante la gran parte delle lingue moderne abbiano due termini distinti per indicare il confine, raramente la distinzione è tanto netta come in latino; finis e limes, anche soltanto a livello topografico, hanno significati sostanzialmente diversi: linea e zona. Si pensi, invece, all’italiano e alla confusione tra confine e frontiera, che sono usati ormai come sinonimi; o meglio il significato di frontiera è andato progressivamente a coincidere con quello di confine.
Tale ridursi della zona alla linea è un fenomeno moderno e corrisponde all’affermarsi della forma politica dello Stato. È infatti con la nascita dello Stato moderno in Europa, in seguito alla pace di Westfalia (1648), che alla linearità del finis latino si aggiunge il “con” della sua condivisione e sorge il “con-fine” statuale. Il confine è, pertanto, una creazione tipicamente moderna. Perché ci sia confine, c’è bisogno che siano almeno due gli ordini politici che si riconoscono la sovranità su un dato territorio. Il confine presuppone un limite condiviso da entrambe le parti: ne definisce e ipostatizza l’identità e, al contempo, determina il riconoscimento e la legittimazione reciproca di entrambe le sovranità. Invadere un altro Stato, oltrepassandone il confine, significa sostanzialmente contravvenire al patto che implica il riconoscimento della sovranità sul territorio. La violazione del confine da parte di uno Stato comporta la guerra e, secondo l’interpretazione di Carl Schmitt, la definizione dello Stato invasore come nemico pubblico, ma pur sempre riconosciuto giuridicamente come iustus hostis.

(da D. Gentili, Confini, frontiere, muri, in «Lettera internazionale», 98, 2008, pp. 16-18)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

Altre conferenze del ciclo

Torna all'archivio conferenze