Delfi

Il ruolo sociale e politico degli oracoli nella Grecia antica

  • Paolo Scarpi

    Professore di Storia delle religioni - Università di Padova

  • martedì 08 novembre 2016 - 17.30
Centro Studi Religiosi

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Come ogni altra pratica divinatoria greca, anche l’oracolo aveva il compito non tanto di risolvere un’eventuale «crisi», quanto di indicare i canali e i mezzi per ricondurre entro i confini della «norma» episodi critici circoscritti. Istituto cultuale a carattere per lo più locale individuato da un «luogo sacralizzato» (mantèion, chrestèrion), l’oracolo era formalmente uno spazio dove erano richiesti e poi formulati i responsi, che avevano per oggetto avvenimenti prodigiosi o inconsueti, sogni, malattie, ovvero pronostici finalizzati a orientare l’azione umana, sia individuale che pubblica. Il «potere di fornire le risposte» (mantèia) spettava a una «persona» extra-umana, dio, eroe o defunto, destinataria del culto. Il «responso» (chresmòs) aveva spesso i tratti di una profezia o di una sentenza non sempre chiara, che doveva essere interpretata. Il più antico era, secondo Erodoto (II, 52, 2), l’oracolo di Dodona, ricordato anche nell’Odissea (XIV, 327-30; XIX, 296-99), i cui responsi erano tratti dallo stormire delle foglie di una quercia sacra a Zeus, o, secondo una tradizione più tarda, erano forniti dalle colombe che su quella quercia vivevano. Tuttavia, la sede oracolare, che a partire dal secolo VII a.C. superò per fama tutte le altre e già nota all’Iliade (IX, 404-405) e all’Odissea (VIII, 79-81), fu senza dubbio l’oracolo di Apollo a Delfi. Sacerdotessa del dio in questa mantikè adìdaktos era la Pizia, una donna vergine che prestava il servizio per tutta la vita. Essa forniva i suoi responsi dopo essere entrata in estasi avvolta nei vapori che esalavano da una fenditura della terra, peraltro non individuata dagli scavi archeologici. La trance era probabilmente indotta artificialmente e i vaticini, prevalentemente in versi esametrici perché la lingua degli dèi non conosce la prosa, erano oscuri. Il santuario disponeva tuttavia di personale specializzato (prophètai) addetto alla loro interpretazione. Divenuto ben presto luogo di culto panellenico, l’oracolo di Delfi incise considerevolmente anche sulla vita politica dei Greci, consultato com’era non solo dai privati cittadini, ma pure dalle città. Accusato di essere filopersiano durante le guerre mediche, nel corso della guerra del Peloponneso esso contribuì non poco a orientare le sorti del conflitto che contrappose Atene a Sparta.

(da P. Scarpi, La religione greca, in G. Filoramo, a cura di, Storia delle religioni, 5 voll., Roma-Bari, Laterza, 1994, 1. Le religioni antiche, p. 324)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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