Roma

Giubilei e pellegrinaggi nel cristianesimo

  • Lucetta Scaraffia

    Professoressa di Storia contemporanea - Università di Roma «La Sapienza»

  • martedì 22 novembre 2016 - 17.30
Centro Studi Religiosi

Video integrale

L’indulgenza giubilare, proprio per la sua importanza, sottolinea la plenitudo potestatis del Papa, cioè la sovranità pontificia sul mondo, ribadita dalla centralità romana e, all’interno della città, dalla centralità della basilica di San Pietro. Il giubileo fa parte quindi di un progetto di rafforzamento simbolico dell’autorità papale, al quale Bonifacio VIII lavorò per tutto il suo pontificato: è lui, infatti, a perfezionare le rappresentazioni pontificali facendosi raffigurare in un gran numero di ritratti e monumenti dove compare sempre ornato con le insegne pontificie, cioè le chiavi e la tiara, simbolo della pienezza dei poteri del Papa, spirituali e temporali. Nel busto commissionato ad Arnolfo di Cambio, Bonifacio compare con una tiara smisuratamente alta, che sta a simboleggiare l’unità e la potenza della Chiesa. Si tratta comunque di immagini di forte complessità simbolica, che non hanno precedenti nella storia dell’autorappresentazione del papato medievale. Il giubileo risulta quindi un momento fondamentale nell’esercizio dello specifico potere pontificio di aprire la porta del Cielo, rappresentato simbolicamente dalle chiavi. Limitandolo con il suo provvedimento alla scadenza secolare Bonifacio sottolineò anche l’importanza del suo pontificato, che comprende appunto l’anno 1300. (…) Già in occasione delle crociate il termine giubileo era stato usato come sinonimo di indulgenza plenaria, ma Bonifacio VIII, pur ispirandosi a questo modello, propose una novità assoluta: il premio non veniva offerto ai crociati, a coloro che rischiavano la vita combattendo per la Chiesa, ma ai pellegrini che venivano a Roma. Il 22 febbraio, a San Pietro, il papa promulgò quindi solennemente la bolla del giubileo, che prevedeva la retroattività dell’indulgenza al Natale dell’anno precedente. Nello stesso giorno, con altra bolla (Nuper per alias) il Papa escluse dal beneficio del giubileo i ribelli della Chiesa, fra i quali figurano anche i suoi nemici personali, i Colonna. Con questi decreti, in un certo senso, il Papa rimise definitivamente le cose a posto: trasformò una spontanea ondata di profezia escatologica animata dai suoi nemici, i francescani spirituali, in una ricorrenza stabilita e gestita dall’autorità ecclesiastica, e si servì di questa per ribadire la condanna dei suoi nemici personali. Per lucrare l’indulgenza giubilare, il Papa prescrisse che si dovessero quotidianamente visitare San Pietro e San Paolo fuori le mura per un periodo di trenta giorni per i romani e quindici per i forestieri, riallacciandosi così all’antica tradizione della visita alle tombe dei due apostoli. Ovviamente l’indulgenza era valida solo qualora i pellegrini si fossero confessati e pentiti dei loro peccati. Si trattava comunque di un giubileo ben diverso da quello ebraico, perché si doveva celebrare ogni «centesimo anno»: «Ogni centesimo è giubileo, risultato da due volte cinquanta, e perché non commuova la mente di alcuno il problema: perché la grazia rifiorisca ogni cento e non ogni cinquant’anni diciamo che gli alimenti più rari si prendono con più avidità».
In questo modo Bonifacio sottolineava che l’indulgenza del giubileo era cosa grande e unica, tale da non poter essere ripetuta spesso nel tempo. Ancora più del pellegrinaggio, erano l’adesione interiore e il pentimento a costituire l’aspetto più importante del rito. Anche se, come verrà ben spiegato dal cardinale Giovanni Monaco nella glossa, i fedeli dovevano avere ben chiaro che l’indulgenza non era un diritto ma una grazia e che la grazia non si commisura con il valore e il merito delle opere richieste: «Ognuno tuttavia meriterà di più e conseguirà l’indulgenza in modo più efficace se con maggiore devozione e frequenza visiterà le stesse basiliche». Il giubileo del 1300 fu probabilmente la più grande manifestazione di massa della cristianità medievale.
(da L. Scaraffia, Le porte del cielo. I giubilei e la misericordia, Bologna, Il Mulino, 2015, pp. 32-37)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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