Il Concilio di Trento

Mutamenti ecclesiastici e trasformazioni sociali in età moderna

  • venerdì 12 gennaio 2018 - ore 17:30
Centro Studi Religiosi

La ricerca storica più recente ha profondamente modificato alcuni dei più durevoli concetti storiografici fino a ora impiegati per designare la crisi religiosa del secolo XVI. Dopo avere polarizzato l’attenzione sul binomio Riforma protestante e Controriforma, relegando ai margini il contributo delle correnti spirituali che alla fine del Quattrocento e nei primi decenni del Cinquecento aspiravano a una riforma della Chiesa sulla base di una riflessione critica della Sacra Scrittura o perseguivano vie di perfezionamento individuale di ispirazione mistica e illuminata, la necessità di individuare le basi culturali e dottrinali di attori importanti della vita religiosa del secolo XVI divenuti sospetti alla Congregazione del Sant’Ufficio nel pieno Cinquecento ha indotto molti studiosi ad approfondire le idee e correnti religiose antecedenti la diffusione delle idee riformate. Nello stesso tempo anche altri tradizionali concetti sono stati sottoposti a revisione: dalla periodizzazione dell’età delle riforme, le cui basi strutturali sono state indagate almeno a partire dalla metà del secolo XV, alla rivalutazione della cultura biblica nell’Europa cristiana alla vigilia della protesta luterana. Ma è stata l’indagine comparativa che ha maggiormente concorso a creare nuove mappe concettuali. Dalla ricerca tedesca sullo Stato e sulla religione nell’età dell’assolutismo e della confessionalizzazione è giunta la proposta di indicare come «disciplinamento sociale» il processo di acculturazione e di controllo delle idee religiose che accomuna la reazione controriformistica alla rigorosa vigilanza dottrinale e morale che accompagna la diffusione e stabilizzazione delle chiese riformate. A un diverso concetto di disciplina faceva ricorso nei medesimi anni anche la ricerca francese, che con gli studi di Michel Foucault metteva in rilievo l’aspetto totalizzante dell’ingerenza dello Stato nella organizzazione della vita pubblica ed individuale. Sotto il comune denominatore della «disciplina» si venivano così a configurare diverse, se non divergenti, posizioni storiografiche che davano anche luogo a fraintendimenti protratti nel tempo. Senza addentrarmi in una discussione che esula dal mio intento, ritengo tuttavia necessario dichiarare in premessa l’uso che farò dei termini «disciplina» e «disciplinamento sociale». Non userò il termine in senso foucaultiano, per l’enfatizzazione eccessiva data dal saggista al ruolo dello Stato, la cui formazione e stabilizzazione in Europa ha tempi e caratteri assai diversi; userò il termine «disciplinamento sociale» nell’accezione proposta dalla scuola tedesca e mediata e promossa per l’Italia da Pierangelo Schiera e Paolo Prodi. La validità ermeneutica di quella proposta consiste, a mio parere, nell’aver indicato con nettezza che il processo di «confessionalizzazione forzata» che si verifica in Europa nell’età della Riforma e della Controriforma si realizza attraverso un duplice movimento, di repressione e di persuasione, in cui le componenti istituzionali e culturali che concorrono all’individuazione e condanna delle idee ritenute devianti e alla diffusione e imposizione di quelle presentate per “vere” agiscono simultaneamente, concorrendo a definire una «disciplina» che si basa sulla repressione del dissenso ma anche sulla interiorizzazione dei nuovi modelli proposti. Ovviamente i tempi della repressione e quelli della persuasione non sono né concomitanti né uniformi; spetta allo storico individuarne forme e modi di espressione, pur senza eludere la complessità di processi culturali difficilmente riducibili a semplificazioni dicotomiche. Adottare come criterio interpretativo il concetto di disciplinamento sociale non significa in alcun modo negare validità e valore euristico al più generale concetto di Controriforma, né negare possibilità di sfuggire alla tendenza omologante della disciplina.

(da G. Zarri, Storia della direzione spirituale in età moderna, in Id., Uomini e donne nella direzione spirituale (secc. XIII-XVI), Spoleto, Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, 2016, pp. 41-43)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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