La riforma di Calvino a Ginevra

Tra teologia e politica

  • Emanuele Fiume

    Professore di Storia della Riforma – Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose, Bellizzi (SA)

  • martedì 14 novembre 2017 - ore 17:30
Centro Studi Religiosi

A Ginevra Calvino fu assunto con il compito di lettore e commentatore della Scrittura nella chiesa cattedrale. Ma la sua influenza si fece sentire molto presto sulla questione del governo della chiesa: licenziato il vescovo conte, la nuova repubblica dipendeva dalle truppe di Berna e dai suoi usi ecclesiastici, recepiti a sua volta da Zurigo. Si profilava così un ordinamento ecclesiastico sul modello zurighese: la chiesa completamente soggetta al governo politico, di cui i predicatori erano impiegati e funzionari spirituali. Calvino – vedendo l’intrinseca debolezza di questo modello in una terra di frontiera, soggetta a prove di forza e a trattative con il cattolicissimo duca di Savoia – volle preparare, assieme a Farel, una costituzione ecclesiastica che riguardasse il culto, l’istruzione religiosa e la confessione della fede di ciascun cittadino di Ginevra. In questo modo gli Articuli de regimine ecclesiae si ponevano come vera e propria costituzione spirituale della repubblica di Ginevra, cui anche il governo doveva prestare obbedienza. Il Consiglio dei Duecento, organo legislativo della repubblica, approvò gli Articoli, ma un forte dissenso si scatenò sul diritto di scomunica. I vecchi ginevrini sostenevano che lasciare questo diritto ai predicatori, tutti francesi, significasse stabilire un nuovo dominio degli stranieri sulla coscienza dei ginevrini, com’era stato in precedenza con i vescovi savoiardi. Calvino e Farel si battevano per una chiesa che mantenesse uno stretto rapporto con l’autorità politica, ma che allo stesso tempo fosse retta da un governo autonomo e distinto. Inoltre, vi era il pericolo che questioni di disciplina spirituale come la sospensione dalla S. Cena fossero soggette a interessi politici. Le nuove elezioni videro la vittoria del partito ostile a Calvino, e dopo qualche giorno Calvino e Farel furono accompagnati alle porte della città ed espulsi dal territorio della repubblica lemana. (…) Calvino e Farel furono richiamati a Ginevra e si videro riconosciuta la ragione sull’organizzazione ecclesiastica: con le Ordonnances écclésiastiques Calvino organizzò la vita religiosa della città e della chiesa in quattro direzioni: la predicazione affidata ai pastori, l’insegnamento ai dottori e ai catechisti, la disciplina agli Anziani e l’assistenza ai diaconi. L’assemblea dei ministri della chiesa, il Concistoro, ebbe compiti di governo. Inoltre, i ministeri sono distinti nella funzione, ma eguali nella dignità. I quattro ministeri non sono inventati all’uopo, ma sono quelli indicati dalle lettere apostoliche come ministeri stabiliti nelle prime comunità cristiane. Ecco la chiesa riformata secondo la parola di Dio: la chiesa occidentale entra nella modernità assumendo una struttura organizzativa antica, la struttura della chiesa degli apostoli. Calvino riprese il commento alla Bibbia nel punto esatto in cui l’aveva lasciato alla sua partenza. Ebbe tempo di commentare quasi tutta la Bibbia, tranne il libro dell’Apocalisse, lasciando una monumentale collana di commentari e di predicazioni. I suoi commenti rifuggono le interpretazioni allegoriche e presentano un modo nuovo di esaminare il testo biblico. La Bibbia è il documento che rivela la verità di Dio e che apre alla conoscenza. Perciò ogni suo passo va compreso nel significato originario, cui altri passi biblici possono aiutare a far luce. Inoltre, poiché la verità di Dio già nei libri biblici crea la storia del popolo di Israele, l’insegnamento divino dev’essere applicato nella situazione storica della chiesa e di ciascun credente. La Bibbia non è più, come nel Medioevo, una raccolta di allegorie e di storie moraleggianti, ma la verità che interpella continuamente il credente e la chiesa, e che chiede ascolto e ubbidienza nella precisa situazione in cui il credente e la chiesa si trovano. Calvino dunque, distinguendo tra testo e lettore, tra parola divina ed esperienza umana, creò i presupposti per l’ermeneutica moderna. Il suo procedere è induttivo: l’interpretazione non può che «accompagnare» la parola antica a dire oggi la verità eterna.

(da E. Fiume. Il protestantesimo. Un’introduzione, Torino, Claudiana, 2008, pp. 71-74)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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