Il segreto di Pulcinella

Meccanismi della crittografia e logiche della comunicazione

  • Paolo Fabbri

    Docente di Semiotica delle arti - Università di Bologna

  • venerdì 17 Novembre 2000 - 17,30
Centro Culturale

L’immagine del segreto cambia: non è più un’entità stabile, a partire dalla quale si possa definire la comunicazione, come hanno voluto alcuni autori che, comunque, hanno rovesciato in maniera corretta la vecchia proposizione, secondo la quale: “C’è un imperativo, assolutamente normativo, di comunicazione. Esistono delle zone oscure, delle linee d’ombra che vanno ridotte, perché in fondo la felicità e l’assenza di violenza vanno di pari passo con la comunicazione e l’esplicitazione delle zone d’ombra”. Il rovesciamento di quest’ipotesi è ben sintetizzato dai versi di Frost: “Noi danziamo in un circolo, supponendo / che il segreto sieda al centro, sapendo”. È l’idea di una stabilità centrale del segreto, attorno a cui ruota la comunicazione. Il dato originario non sarebbe quindi la comunicazione, che determina delle zone d’ombra irriducibili, ma le zone d’ombra stesse. La comunicazione si definisce “in calco”, dal vuoto di questo segreto che la abita. È un’ipotesi molto interessante, ma non la condivido, perché presuppone la staticità del segreto. Su questo tipo di ipotesi penso si possa inserire l’idea che ci sta a cuore, quella di un segreto tattico, strategico, la cui caratteristica più appassionante è la continua mobilità dell’informazione segreta, che si sposta costantemente in funzione del linguaggio. Insomma, dobbiamo immaginare il segreto come una quantità finita e irriducibile, come una coperta troppo corta: se scopriamo qualcosa immediatamente copriamo qualcos’altro, e viceversa. Rappresentarsi il segreto in movimento significa, a mio avviso, rompere con l’immagine tenebrosa dello scheletro nell’armadio e renderlo più un “segreto di Pulcinella”, cioè segreto derisorio, reso vano dal suo spostamento. Da questo punto di vista ogni segreto è un segreto di Pulcinella. La cosa curiosa è che ciò che lo rende derisorio è proprio la sua scoperta, che non significa scomparsa, ma semplicemente spostamento.
(da P.Fabbri, Elogio di Babele, Roma 2000, pp. 100-101)

Riferimenti Bibliografici


- J. Baudrillard, Le strategie fatali, Milano 1984.
- C. Ginzburg, Miti, emblemi, spie, Torino 1986.*
- A.J. Greimas, Dell'imperfezione, Palermo 1988.
- V. Jankelevitch, La menzogna e il malinteso, Milano 2000.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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