L'obbedienza è una virtù?

Autonomia e vincoli nell'esperienza contemporanea

  • Salvatore Natoli

    Professore di Filosofia teoretica - Università di Milano Bicocca

  • martedì 24 Gennaio 2006 - 17.30
Centro Studi Religiosi

Cerchiamo di vedere alcuni aspetti, alcuni motivi per cui l’obbedienza può essere ritenuta un bene o, per usare una nozione classica, una virtù, nel suo significato vero di abilità, ossia come capacità di sapersela cavare; quindi non tanto virtù come conformità a regole date, ma come capacità di scoprire regole. Il virtuoso è colui che è capace di darsi forma e la virtù è proprio un’ars, un’abilità e quindi la capacità di diventare legge a se tessi, di darsi uno stile, un’eleganza di vita.
Allora l’obbedienza è una “virtù” nel senso aristotelico della mesotes, come capacità di giusto mezzo, di trovare l’equilibrio; io la definirei così, aristotelicamente: l’obbedienza come moderazione dell’autosufficienza, l’obbedienza è la virtù che modera l’autosufficienza.
E dicendo questo penso di non andare molto lontano dal dettato biblico e dalla sua interpretazione teologica.
[…] Quindi l’obbedienza modera l’autosufficienza, cioè limita il diritto di presunzione. Non a caso poi, sin dalle origini della tradizione monacale, ritroviamo l’obbedienza legata all’humilitas, all’umiltà.
A questo punto si apre un interrogativo, perché il tema dell’obbedienza, dato questo impianto di base, ha anche una caratteristica umana; cioè l’uomo è una potenza limitata e quindi “obbedire” in quanto moderare l’autosufficienza significa fondamentalmente “sentirsi parte”.
[…] Qui c’è una differenza molto importante, che introduco ma non sviluppo, tra l’obbedienza che si dà alla legge, cioè l’impersonalità dell’obbedire, e l’obbedienza che si concede a colui che riteniamo degno di fiducia.
(da S. Natoli, L’Obbedienza è una «virtù», in AA.VV., L’Obbedienza è una «virtù», Editrice Esperienze, Fossano, Edizioni Italia Francescana, Giulianova, 2000, pp. 12-14, 16*)

Riferimenti Bibliografici

– Aristotele, Etica Nicomachea, a cura di M. Zanatta, Rizzoli, Milano, 1986;* – T. Luckmann, La religione invisibile, il Mulino, Bologna, 1969*; – A. MacIntyre, Dopo la virtù. Saggio di teoria morale, Feltrinelli, Milano, 1988;* – L. Wittgenstein, Lezioni e conversazioni sull’etica, l’estetica, la psicologia e la credenza religiosa, a cura di M. Ranchetti, Adelphi, Milano, 1976*.

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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