Luoghi segreti e pratiche nascoste – Fondazione Collegio San Carlo

Luoghi segreti e pratiche nascoste

La costruzione sociale dell'eresia nel cristianesimo delle origini

  • Harry O. Maier

    Professore di Nuovo Testamento e di Studi sul cristianesimo antico - Vancouver School of Theology

  • venerdì 30 maggio 2014 - 17.30
Scuola Alti Studi

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La geografia sociale si occupa del ruolo che i luoghi, le pratiche che si fondano sui luoghi e l’immaginazione dello spazio rivestono nel comportamento e nell’identità umana. Spazialità, un sottoinsieme degli studi di geografia sociale, è un termine che, come chiariscono F. Hubbard e R Kitchin «fa riferimento al modo in cui lo spazio e le relazioni sociali si realizzano attraverso la relazione reciproca; ovvero al modo in cui lo spazio si costituisce attraverso le relazioni sociali e al modo in cui le relazioni sociali prendono la propria forma dallo spazio in cui si danno». «La geografia umana», scrive il geografo sociale David Sack, «non include soltanto i luoghi effettivi, l’estensione e gli schemi delle cose, ma anche il modo in cui questi sono descritti e concepiti secondo differenti prospettive sociali e intellettuali». È tale geografia sociale e umana che quanto segue intende comprendere. Gli studiosi hanno dedicato molta attenzione al ruolo dell’ambiente domestico nell’organizzazione, nella crescita e nello sviluppo istituzionale della prima cristianità.
La discussione di geografia sociale qui condotta intende oltrepassare la discussione empirica dei luoghi in cui i primi cristiani si incontravano per prendere in considerazione i diversi modi in cui gli spazi e le pratiche pubbliche e private sono rappresentati nei testi antichi come strumenti attraverso i quali classificare, rappresentare e regolamentare l’insegnamento. Questa ricerca intende dunque contribuire alla discussione su pubblico e privato nell’antichità greco-romana facendo emergere la produzione sociale dello spazio attraverso il modo in cui è in relazione con la rappresentazione del vero e del falso insegnamento nella cristianità emergente. Prenderò in esame tre luoghi: le Epistole Pastorali di Paolo di Tarso (1 e 2 Timoteo, Tito), la rappresentazione che Ireneo propone del suo avversario Marco e le lettere di Ignazio di Antiochia. L’obiettivo è quello di mostrare come questi autori, in modi leggermente differenti tra loro, creino un discorso spazialmente orientato, e incentrato sulle pratiche domestiche, sposando lo spazio sociale aperto alla visione pubblica con il vero insegnamento e lo spazio nascosto all’osservazione con l’insegnamento falso e fondamentalmente eretico. Così facendo, essi sviluppano una comprensione della cristianità coerente con gli ideali dei loro contemporanei, nei quali la polis e l’ambiente domestico e famigliare sono riuniti per il bene comune, preservato dalla vera religione.

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