Magia e alchimia nel Rinascimento

  • Simonetta Bassi

    Professoressa di Storia della filosofia – Università di Pisa

  • venerdì 11 gennaio 2019 - ore 17.30
Centro Studi Religiosi

Le opere magiche rappresentano un grande laboratorio in cui il pensiero di Giordano Bruno si distilla e si affina confrontandosi da una parte con un ricco bagaglio di fonti, dall’altro con la coerenza a una prospettiva antologica definita molto presto, fin dai primi tempi del soggiorno londinese. Ma si può anche osservare come la messa a fuoco lenta e progressiva della riflessione magica non coinvolga solo il corpus delle opere rimaste manoscritte fino al 1891, ma riguardi anche le opere precedenti in cui il Nolano ha fatto riferimento ad argomenti magici, dal Candelaio al Cantus Circaeus, dal Sigillus sigillorum allo Spaccio: e questo va detto a ulteriore conferma della centralità della magia nella filosofia bruniana, che si esplica non solo attraverso la particolare forma di riscrittura adottata dal Nolano, ma in un ripensamento continuo di questioni che ruotano attorno ad alcuni nuclei centrali: critica delle forme di magia che operano in senso contrario alla natura (Candelaio), operatività magica nell’ambito naturale e sua valenza etica (Cantus Circaeus), ruolo centrale dell’amore grande demone (Sigillus, Furori), comunicazione con il divino che si esplica nella natura e religione civile che lega gli uomini fra loro (Spaccio). Da questo profondo lavoro di cesello e di intarsio, emerge che il mago di Bruno è il sapiente dotato di capacità d’azione, basata non tanto sulle qualità occulte, quanto piuttosto sulle qualità fisiche che determinano le virtutes dei singoli enti. Se è vero che il mondo di Bruno è retto da forze che non si palesano sempre ai sensi del soggetto, è altrettanto vero che le forze magiche non sono forze extra naturali: sono capacità, virtù che abbisognano di scarsa materia per essere influenti. (…)

La valorizzazione della dimensione naturale, la necessità dell’elemento materiale nell’azione magica, lo spaccio della magia demonica vanno nel senso di salvaguardare l’autonomia del soggetto conoscente e operante, secondo il progetto già messo a fuoco nei Furori, e di mettere in luce una caratteristica importante della magia bruniana: il suo essere una «scienza della mediazione», nel senso che l’azione umana (sia essa conoscitiva o pratica) ha necessità del medio. Mentre la causa prima agisce in base alle disposizioni della materia, producendo gli effetti particolari che un determinato sostrato è in grado di mantenere, rimanendo però immutata – come il sole che scalda la terra senza dissipare il proprio calore –, al contrario gli agenti particolari necessitano di materia formata per agire e da essa vengono modificati. In altre parole: se nella produzione della prima causa l’unità del primo principio rimane salda e chiusa in sé, nel caso della produzione particolare l’agente opera modificando, attraverso la materia formata, anche se stesso. Nel De vinculis Bruno sarà ancora più chiaro su questo punto: «Non è possibile vincolare a sé alcuno, se chi vincola non subisce a sua volta legame. Infatti, i lacci aderiscono a chi è vincolato, lo penetrano, e chi vincola ciò che può essere avvinto anche per altro non si lega se non di legame accidentale, mentre chi vincola ciò che è suscettibile di vincolo solo per sé non può che essere a sua volta incatenato» (De magia naturali). L’operazione magica non è dunque assimilabile a un meccanismo: l’applicazione in senso stretto di attivi e passivi fonda l’attività della magia semplicemente naturale; invece l’azione magica naturale propriamente definita è fondata sull’adeguamento fra azione e passione, sulla corretta e attenta approssimazione fra agens e actus: il nesso che li lega è coinvolgente, quasi amoroso e in quanto tale non funziona sempre e comunque, ma muta con il mutare delle circostanze e dei soggetti coinvolti: «È magia quella che deriva dalla capacità di antipatia e di simpatia degli enti, come nel caso di quelli che respingono, trasformano e attraggono, quali, ad esempio, le specie del magnete e simili, le cui operazioni non sono riconducibili alle qualità attive e passive, ma tutte vengono riferite allo spirito, ossia all’anima radicata nelle cose; questa è la magia naturale propriamente detta» (De magia naturali).

 

(S. Bassi, Il vincolo di Cupido. La magia e il mago, in Id., L’incanto del pensiero. Studi e ricerche su Giordano Bruno, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2014, pp. 18-20)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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