Verità

Le forme dell'argomentazione filosofica e scientifica

  • venerdì 22 Febbraio 2013 - 17.30
Centro Culturale

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L’importanza del concetto di verità in una società ipercomunicativa e iperinformativa a una prima riflessione sembra essere ovvia. La pervasività dei mezzi di comunicazione di massa, lo stretto rapporto tra i media e il potere politico, il gioco conflittuale degli interessi e delle opinioni che abitano le società democratiche costituiscono, evidentemente, fattori di manipolazione sistematica delle informazioni. Chiunque può facilmente ingannare chiunque, specie se dispone di meccanismi di risonanza e sottolineatura dei propri gesti comunicativi. Parafrasando il celebre detto di McLuhan, si direbbe: basta disporre del medio e si ha assoluta discrezione sul messaggio. È dunque ovvio che in una situazione di questo tipo sarebbe estremamente interessante sapere come funziona la verità, che cosa intendiamo con questo concetto, quali sono le ragioni che lo rendono di difficile uso, come possiamo usarlo, e se davvero possiamo farci un’idea della differenza tra vero e falso. Competenze di questo tipo sarebbero forse l’unico antidoto contro il veleno che infetta – può infettare – il dibattito democratico.

Ma a questo punto dell’ovvio ragionamento il pensiero si blocca e si trova di fronte ad almeno tre fondamentali obiezioni. La prima dice: non c’è verità e/o non ha senso neppure mettersi a riflettere sul tema, o addirittura: la richiesta di verità ha in sé un elemento immorale, antidemocratico. La seconda, in una versione raffinata, si può esprimere così: ciò di cui abbiamo bisogno, ciò che il mondo dell’iperinformazione richiede, non è tanto truth ma truthfulness, non è verità ma veridicità: forse esiste una connessione tra verità e veridicità (o sincerità), ma in fondo si può (si deve) praticare e vivere la seconda, senza preoccuparsi delle molte difficoltà che riguardano la prima. La terza obiezione è lo sfondo delle due precedenti, e si può formulare nel modo che segue. In linea di principio, chi dovrebbe dirci come funziona la verità è la filosofia, ma interpellare i filosofi sull’argomento significa ottenere: le due risposte precedenti; oppure teorie slegate da quello che si presume essere l’uso normale del concetto di verità; oppure teorie talmente sottili e difficili che sarebbe decisamente impensabile l’eventualità di adattarle al presente e alla vita normale, pubblica e privata.

È però necessario smontare le tre ragioni, mostrando che la filosofia contemporanea dice molte cose illuminanti e di immediata applicazione riguardo al concetto di verità; discutendo la «metafisica influente» che ci porta a pensare che l’etica viaggi (o possa viaggiare) da sola, senza conoscenza, logica, verità (realistica); presentando una teoria della verità che si misuri tanto con le perplessità scettiche e nichilistiche quanto con l’uso comune delle espressioni «è vero», «è falso».
(da F. D’Agostini, Introduzione alla verità, Torino, Bollati Boringhieri, 2011, pp. 10-11)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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