Culture sociali dell'innovazione – Fondazione Collegio San Carlo

Culture sociali dell'innovazione

Le svolte concettuali oltre le nuove tecnologie

  • venerdì 30 settembre 2016 - 17.30
Centro Culturale

Video integrale

Da alcuni decenni ormai il discorso pubblico è dominato da una retorica dell’innovazione. In questa retorica l’innovazione è vista come un elemento positivo indiscusso. Foriera di benessere, ineludibile strumento per reggere il passo con la competizione internazionale, l’innovazione è considerata in questa prospettiva un fatto da promuovere tout court, unica possibile garanzia di sviluppo. Una simile retorica è divenuta, negli ultimi decenni, un elemento ricorrente nelle dichiarazioni programmatiche di politici, imprenditori, ricercatori e commentatori, oltre che dogma centrale di numerose politiche e investimenti, a cominciare da quelli europei in campo scientifico-tecnologico. Questa retorica concepisce l’innovazione in modo assai limitato e semplicistico: massima aspirazione di molti sedicenti innovatori è sfornare nuove tecnologie, nuovi gadget, nuove app (come si usa dire oggi) che, messe sul mercato, provocheranno svolte epocali e guadagni immediati. Come se non bastasse, la retorica dell’innovazione va a braccetto con un’altra retorica assai in voga: la retorica della responsabilità, che attiene alle implicazioni sociali dello sviluppo economico e degli squilibri che spesso vi sono collegati. Secondo tale prospettiva, le eventuali ricadute negative di attività orientate al profitto economico possono essere attenuate con l’adozione di specifiche iniziative da parte del soggetto imprenditoriale in questione. “Responsabilità d’impresa” e “bilancio sociale” sono solo alcune delle parole d’ordine di questa retorica, anch’essa ormai ampiamente diffusa nel mondo dell’imprenditoria, tra i policy makers e nel settore del non profit. Le due retoriche si rafforzano e si sostengono a vicenda ed entrambe mostrano rilevanti limiti nell’affrontare le sfide sempre più significative che l’innovazione e la responsabilità – e le loro trasformazioni – pongono alle società contemporanee. […]
Mettere in dubbio la retorica dell’innovazione non significa certo mettere in discussione l’importanza e il ruolo dell’innovazione nell’economia e nella società contemporanea. Significa, al contrario, riconoscere la sua importanza non solo dal punto di vista strumentale e funzionale, ma culturale in senso lato. […] Il primo passo verso una cultura dell’innovazione è dunque adottare una nozione ampia di innovazione, che non sia limitata all’introduzione di un nuovo artefatto tecnologico. Un’innovazione è una combinazione di elementi tecnologici, sociali, politici e culturali. In una tale prospettiva, una riflessione sulla responsabilità nell’innovazione non rischia di spegnersi – come invece era tipico della retorica tradizionale della responsabilità – nell’attribuzione o meno di “colpa” a un soggetto individuale o collettivo specifico. Una cultura dell’innovazione deve sgombrare il campo anche da quell’illusione in cui la retorica dell’innovazione e quella della responsabilità trovano un comodo sostegno: la neutralità dell’innovazione. Per la prima, l’innovazione è sempre neutrale (è la società che ne può fare un uso “buono” o “cattivo”); per la seconda, ci sono innovatori e utilizzatori di innovazione “buoni e cattivi”. Il carattere ibrido degli oggetti della tecnoscienza contemporanea e degli stessi processi di coproduzione che ne sono alla base contraddice quotidianamente tale illusione di neutralità. L’alternativa a questa retorica illusoria è comprendere che investire in tecnologia e innovazione significa anche costruire e sviluppare una cultura dell’innovazione. Una cultura che sappia comprendere la portata delle innovazioni e le relative trasformazioni; che sappia discuterne e valutarne le implicazioni in modo aperto, critico ed equilibrato, evitando le opposte scorciatoie della chiusura preconcetta e dell’aspettativa miracolistica.(da M. Bucchi, Per un pugno di idee. Storie di innovazioni che hanno cambiato la nostra vita, Milano, Bompiani, 2016, pp. 317-320, 333-345)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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