Un sapere sociale – Fondazione Collegio San Carlo

Un sapere sociale

Progresso, scienze e tecniche tra Settecento e Ottocento

  • Giuliano Pancaldi

    Professore di Storia delle scienze e delle tecniche – Università di Bologna

  • venerdì 04 novembre 2016 - 17.30
Centro Culturale

Video integrale

Intorno al 1800 scienziati come Alessandro Volta, che erano cresciuti con i valori della filosofia naturale classica e dell’illuminismo, non potevano riuscire a cogliere appieno ciò che era implicato in prodotti come la batteria, frutto di quell’ethos pragmatico che loro stessi avevano condiviso. Negli scritti e nella carriera di Volta si possono trovare solo accenni a quei legami che, agli occhi delle generazioni successive, avrebbero connesso il suo lavoro e i suoi strumenti alle attività che chiamiamo comunemente scienza e tecnica. Nonostante ciò, con il senno di poi, vi è qualche indizio rivelatore. Nello stesso giorno in cui Volta sottoscrisse l’abbonamento alla rivista di Nicholson, che lo mise sulla buona strada per la costruzione della batteria, ordinò anche una nuova edizione del primo libro in cui era contenuta la parola “tecnologia” nel titolo. Si trattava dell’Anleitung zur Technologie (Istruzioni sulla tecnologia) di Johann Beckmann. Un altro episodio simile si verificò quando, circa vent’anni dopo l’introduzione della batteria, all’Università di Pavia si decise di aggiungere al programma di studi tradizionale un corso di tecnologia, che doveva affiancare la cattedra di storia naturale: Volta fu nominato membro del comitato e il corso fu affidato a uno dei suoi allievi. Meglio della stessa figura di Volta e della sua carriera, però, fu la corrente fornita dalla batteria, con le sue applicazioni alla chimica e all’elettromagnetismo, a dare alle generazioni successive la misura di ciò che la tradizionale filosofia naturale era in grado di raggiungere (sotto la spinta dell’enfasi utilitaristica e dello spirito quantificatore dell’illuminismo, e combinata con gli impegni dei filosofi naturali diventati ora professori, inventori, zelanti servitori della comunità, imprenditori e scienziati).
Nonostante le difficoltà legate alla valutazione del lavoro di persone come Volta o di strumenti come la batteria, i maggiori interpreti dell’illuminismo sono stati sempre ben consapevoli dell’influenza esercitata dall’illuminismo sulle società industriali più tarde. Questi interpreti, tuttavia, hanno sistematicamente ignorato l’importanza della “diversità” e delle conseguenze non intenzionali che hanno agito (e che apparentemente continuano ad agire) nel mondo della scienza e della tecnica, tipico delle nostre società industriali. Tale rimozione ha avuto conseguenze devastanti poiché ha portato sia i sostenitori sia i critici dell’illuminismo a perpetuare due contrastanti ma simmetriche distorsioni della sua eredità. I fautori dell’illuminismo hanno avuto la tendenza a imporre ai loro predecessori l’idea secondo la quale la scienza e la tecnica sono attività puramente razionali, ordinate e intenzionali: insomma, un modello da imitare in tutti gli altri ambiti della ricerca umana, se si vuole tenere sotto controllo il disordine, rafforzare l’efficienza e favorire il progresso. Dall’altra parte, i critici dell’illuminismo hanno sostenuto una visione della scienza e della tecnica come attività libere dalla “diversità” e dalla contingenza, quasi che ciò confermasse l’ambizione dei padri fondatori dell’illuminismo e dei loro successori nel reprimere le differenze e nel controllare la società in nome di élite che si presentavano in modo disonesto come depositarie di politiche razionali modellate sulle scienze naturali. […] Sulla base di queste considerazioni, si può affermare che, fin dai primi tempi dell’era dell’elettricità, il principale strumento che si aveva a disposizione per incoraggiare la scienza e la tecnica è lasciare che una pluralità di esperti, attori e altre persone interessate interagissero liberamente tra loro e con i fenomeni naturali. La scienza e la tecnica sono infatti un gioco fortemente imitativo e competitivo, che implica uno sforzo costante di appropriazione e reinvenzione dei risultati e delle conquiste di altri.

(da G. Pancaldi, Volta. Science and Culture in the Age of Enlightenment, Princeton, Princeton University Press, 2003, pp. 286-288)

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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