L’Europa dopo lo Stato – Fondazione Collegio San Carlo

L’Europa dopo lo Stato

La ridefinizione dei confini politici nell’età globale

  • Giacomo Marramao

    Professore di Filosofia teoretica – Università di Roma Tre

  • venerdì 23 gennaio 2004 - 17.30
Centro Culturale

L’Unione europea, quale si è venuta delineando nel corso del dopoguerra, rappresenta un modello istituzionale assolutamente inedito nella storia politica e costituzionale: «Il modello di un’autorità superiore agli Stati, che adotta regole che acquisteranno efficacia diretta all’interno degli Stati stessi» (Giuliano Amato). Dal punto di vista teorico, per Amato sarebbe «del tutto irrealistico vedere nel nostro futuro una megasovranità europea». Gli Stati nazionali hanno certamente perso buona parte della loro sovranità, senza che però essa sia stata trasferita a nessun altro. Vi è stata, in altri termini, una «dispersione di sovranità»; o meglio una dispersione dei poteri. Nessuno potrebbe certo definire i paesi membri dell’Unione Stati sovrani, come lo erano mezzo secolo fa: «Non hanno sovranità monetaria […], in moltissimi ambiti le regole che i giudici applicano sono regole che vengono dall’alto e non da loro, quindi non hanno più lo jus superiorem non recognoscens sul loro territorio». Ma ciò non significa affatto che l’Unione europea sia un’organizzazione sovrana, neppure nel senso di uno Stato federale in fieri: a rigore, anzi, essa «non è uno Stato, non ha neppure personalità giuridica e il trattato di Maastricht è stato ben attento a non dargliela» […]. L’«inedito» che il modello istituzionale dell’Europa rappresenta rispetto a tutte le precedenti tipologie, classiche e moderne, delle forme di governo, appartiene dunque alla nuova dimensione che Philippe Schmitter ha definito «ordine post-hobbesiano». Un ordine che, se per un verso apre al futuro, a una prospettiva del dopo-Leviatano, per l’altro presenta analogie non trascurabili con la fase che precede il «modello Westfalia» e la formazione dei moderni Stati sovrani: la società europea ha già vissuto in schemi non statualistici, «ha già conosciuto il multilevel system of government prima di chiudersi nel-lo Stato nazionale», nella forma di un «disancoraggio del diritto dallo Stato». Si aprono qui, indubbiamente, nuove e importanti prospettive, non solo sul terreno teorico ma anche su quello politico. A patto però di accogliere un’avvertenza preliminare all’intero discorso sul «sistema di governo multilivello»: l’analogia storico-strutturale tra il «prima» e il «dopo» non va né presa alla lettera, né assolutizzata. Se analoghe, infatti, possono essere le forme, diversa è la natura dei soggetti. Le differenze dopo il Leviatano, dopo lo Stato moderno, non sono le differenze che lo precedevano: poiché tra le une e le altre si è inserito dinamicamente il cuneo del diritto eguale e dell’universalismo politico (sconosciuto all’ordine giuridico medievale, dove le differenze implicavano necessariamente gerarchia).
(da G. Marramao, Passaggio a Occidente, Torino, 2003, pp. 232-233)

Riferimenti Bibliografici


- G. Amato, L’originalità istituzionale dell’Unione Europea, in G. Preterossi (a cura di), Un passato che passa?, Roma, Fahrenheit 451, 2000, pp. 81-91;
- S. Cassese, La crisi dello Stato, Roma-Bari, Laterza, 2002;
- J. Habermas, La costellazione postnazionale, Milano, Feltrinelli, 1999;*
- A. Pizzorusso, Il patrimonio costituzionale europeo, Bologna, Mulino, 2002.*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

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