Limes

La politica dei confini dell'Impero romano

  • Aldo Schiavone

    Professore di Diritto romano – Istituto Italiano di Scienze Umane, Firenze

  • venerdì 24 Ottobre 2003 - 17.30
Centro Culturale

La rappresentazione unitaria di sistemi produttivi di valori d’uso, che si estendono per centinaia e centinaia di migliaia di chilometri quadrati, e hanno racchiuso per secoli entro le loro maglie la vita di milioni di uomini, è solo il risultato di una nostra astrazione negativa: gli ambienti economici «locali» che congiungiamo sotto questo concetto sono diversissimi – ancora nel I secolo d.C. nella stessa penisola italica, per non parlare dell’insieme dell’Impero – e rispondono a differenze geo-grafiche, antropologiche, sociali, culturali, che chiederebbero analisi fortemente differenziate. L’omogeneità si trova soltanto nel dato che tutta questa economia prescinde da qualunque meccanismo istituzionalizzato di mercati e di scambi su larga scala, e che essa ruota comunque intorno a tipi di sfruttamento della terra e di organizzazione sociale che non consentono alcuna forma di accumulazione. La realtà imperiale – dal punto di vista della geografia economica della maggioranza del suo territorio – è un ammasso stellare di monadi chiuse e isolate, la cui estensione varia in rapporto alla configurazione fisica dei luoghi e della storia degli insediamenti umani, unificate solo da un’impermeabilità in grado di sopravvivere oltre ogni forma di «romanizzazione» […]. Nel I secolo d.C., l’area dell’Impero romano si estendeva per oltre quattro milioni di chilometri quadrati, lungo un asse di quasi cinquemila chilometri, dalla Gran Bretagna al Caucaso. Una stima attendibile della popolazione che abitava questo immenso territorio non supera, per gli stessi anni, la cifra di cinquanta-sessanta milioni di abitanti. Ebbene, le condizioni di vita della parte di questa popolazione che affidava la sua sussistenza interamente a un’economia di «valori d’uso» – coloro che non abitavano nelle grandi capitali amministrative dell’Impero, o nelle città costiere, o in qualche importante centro dell’interno non lontano da un buon porto o almeno da un buon sistema fluviale -, nonostante un rapporto assolutamente favorevole fra uomini e risorse potenziali degli ambienti, erano di un’arretratezza difficilmente immaginabile, con continui problemi di deficit alimentare che sfioravano (e talvolta si abbassavano oltre) la soglia della sopravvivenza, e con una mortalità infantile elevatissima: generazioni e generazioni di uomini e di donne, nate e vissute in paesi controllati militarmente da Roma, che noi siamo abituati a pensare nel cuore dell’Europa moderna, letteralmente respinti fuori dalla storia dalla cronica mancanza di cibo e d’informazione: è anche questo il mondo antico. Sullo sconfinato blocco delle economie dei «valori d’uso» – dove il ripetersi inesauribile di un corto circuito non solo «materiale», ma sociale e mentale, fra produzione e consumo toglieva spazio a ogni possibilità di circolazione e di sviluppo – si mantiene, quasi galleggiando in sospensione, una rete sottile ma tenace di traffici e di scambi, che lega centri anche lontani fra loro, riesce a orientare settori limitati ma importanti di produzione, si riflette nella nascita di nuovi ceti e arriva a coinvolgere, nei suoi momenti di maggiore intensità e succeso, fasce no del tutto esigue della società imperiale […]. È il mare il grande protagonista del commercio antico: e con il mare, i fiumi e il vento. È solo sull’acqua che conviene spostare le merci, ed è la tecnologia «dolce» del trasporto marittimo che vince su quella «dura» del trasporto terrestre: la ruota, il carro, il giogo per gli animali da tiro, le strade costose e difficili. Ancora una volta l’economia antica appare più inscritta nella geografia che nella storia.

(da A. Schiavone, La struttura nascosta, in AA.VV., Storia di Roma, vol. IV, Torino, 1989, pp. 30-31)

Riferimenti Bibliografici

- L. Capogrossi Colognesi, La terra in Roma antica, Roma, 1981, 2 voll.; - M. Finley, L’economia degli antichi e dei moderni, Roma-Bari, 1974; - A. Giardina (a cura di), Società romana e impero tardoantico. Vol. III: Le merci, gli insediamenti, Roma-Bari, 1986; - C.R. Whittaker, The Frontiers of the Roman Empire, Baltimore, 1994.

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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