Marina Abramovic Corpo alla prova

Videoinstallazione

Festival Filosofia

La mostra della Chiesa di San Paolo, realizzata dalla Provincia di Modena in collaborazione con la Galleria Lia Rumma di Napoli, e curata da Mario Bretoni, presenta due video di Marina Abramovic.
The Hero (L’eroe) del 2001 propone l’artista in sella a un cavallo bianco mentre sorregge una grande bandiera bianca e in sottofondo si ode l’inno nazionale jugoslavo. L’opera è dedicata al padre dell’artista, eroe della Resistenza ai nazisti, morto nello stesso anno della performance. Se la bandiera bianca è simbolo di resa, il cavallo bianco rinvia a un episodio di guerra occorso ai genitori dell’artista: il padre aveva portato la futura moglie ferita in ospedale sul suo cavallo bianco. Il video e la performance terminano quando Abramovic non è più in grado di reggere l’asta della bandiera; Stromboli è un video realizzato nell’estate del 2002 e ritrae l’artista, con un’inquadratura molto ravvicinata, sdraiata sul bagnasciuga mentre le onde, con il loro movimento reiterato, ne accarezzano il viso. Per 20 minuti l’inquadratura rimane pressoché fissa e nessuna azione interrompe il flusso costante e regolare delle onde e del tempo. Il video è una riflessione sul tempo e ancora un volta sull’incontro tra il corpo umano e l’elemento naturale come fonte inesauribile di energia (si pensi anche alla presenza del vulcano, anche se non compare direttamente nel video…).
Due esempi di “durational” performance in cui prevalgono l’immobilità e la fissità dell’inquadratura che ne confermano il carattere intensamente poetico.

Marina Abramovic, nata a Belgrado nel 1946, dove ha compiuto gli studi all’Accademia di Belle Arti, Marina Abramovic è tra gli artisti che per primi hanno fatto della performance il centro propulsore della propria attività artistica, con una originalità che la pone ai vertici del panorama internazionale.
Presente nel 1977 alla “Settimana Internazionale della Performance” alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna insieme all’artista tedesco Ulay, col quale ha condiviso vita ed esperienze artistiche fino al 1989, nel corso degli anni Abramovic ha esposto nei maggiori musei del mondo (Centre Georges Pompidou di Parigi, Neue Nationalgalerie di Berlino, Kunstverein di Hannover, Museum of Contemporary Art di Maruame e Kumamoto); dal 1994 al 2001 ha tenuto la cattedra di Arte della performance alla Hochschule für Bildende Kunst di Braunschweig, mentre nel 2004 le è stata conferita la laurea ad honorem dall’Art Institute di Chicago. Invitata più volte alla Biennale di Venezia e a Documenta di Kassel, nel 1997 ha vinto il Leone d’Oro alla rassegna veneziana con “Balcan Baroque”, una video performance di rara violenza espressiva. Da gennaio ad aprile di quest’anno all’Hangar Bicocca di Milano ha presentato il ciclo completo del suo lavoro sui Balcani intitolato “Balcan Epic”, mostra curata da Adelina von Fürstenberg (catalogo Skira).

Abramovic ha fatto del corpo il centro propulsore della propria arte, sondandone i limiti fisici, psichici e mentali, e sperimentandone il dolore, il pericolo, lo svenimento: In questo senso senso la sua arte intrattiene più di un legame con il rito, inteso sia come momento di coinvolgimento universale sia come mezzo di analisi nel senso antropologico più vasto.

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