Tra passato e futuro

Realismo e utopia nella cultura del Rinascimento

  • Michele Ciliberto

    Presidente - Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, Firenze

  • mercoledì 12 ottobre 2011 - 17.30
Centro Culturale

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Il centro della cultura del Rinascimento sta in una dialettica continua – e aperta a esiti molto diversi – fra una visione tragica della realtà a tutti i livelli e una straordinaria capacità di costruire modelli utopici; sta, appunto, nel rapporto tra “disincanto” e “utopia”. Questa polarità, presente nei maggiori pensatori dell’epoca rinascimentale – da Machiavelli a Bruno – non è accidentale. Tutt’altro. Quella del Rinascimento è una cultura imperniata nel contrasto fra poli che non si sciolgono mai l’uno nell’altro, essendo elementi costanti di una tensione la quale, specie nei suoi rappresentanti più alti, non si risolve mai in maniera definitiva, una volta per tutte. Sta qui, al fondo, l’originalità e la specificità di quell’epoca straordinaria; e qui sta anche la distanza fra l’esperienza rinascimentale e quello che si è soliti definire “mondo moderno”, il quale si è confrontato con molte di quelle tensioni, ma dando a esse un esito originale, in un quadro assai definito. A differenza di quanto abbia pensato una gloriosa tradizione storiografica, tra Rinascimento e “mondo moderno” ci sono differenze incolmabili, pur se lungamente occultate dal mito del Rinascimento come “genesi” dell’età moderna. […]
Insistere ancora su modelli di ascendenza genericamente burckhardtiana, incentrati sulla rivendicazione del carattere “solare”, armonico del Rinascimento (modelli da cui in verità è lo stesso Burckhardt ad essere del tutto lontano), è, dunque, sbagliato. Ma è altrettanto sbagliato battere in modo unilaterale sulla dimensione notturna, umbratile del Rinascimento, che pure c’è stata, e in modo cospicuo, ma che non può diventare una sorta di moda, come spesso è accaduto negli ultimi decenni, per motivi di ordine storico che non sarebbe difficile decifrare. Sono, l’uno e l’altro, modelli critici da cui occorre prendere le distanze. Come si è cominciato a dire, il nucleo centrale di questa esperienza sta, infatti, nella dialettica costante – e mai risolta – tra disincanto e utopia, tra sogno e disperazione, tra acuto, e tragico, realismo e una straordinaria capacità di proiettarsi oltre la realtà, attraverso la costruzione di grandi miti religiosi, estetici, scientifici, umani – nell’accezione più larga del termine. Ignorare uno solo dei lati di questa permanente tensione vuol dire non cogliere il “centro” del Rinascimento, quello che ne ha fatto, e continua a farne, un momento eccezionale nella storia dell’Italia e dell’umanità.(da M. Ciliberto, Pensare per contrari. Disincanto e utopia nel Rinascimento, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2005, pp. 1-2)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

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