Utopie e distopie – Fondazione Collegio San Carlo

Utopie e distopie

Immagini del futuro nella letteratura moderna

  • venerdì 11 novembre 2011 - 17.30
Centro Culturale

Audio integrale

Il futuro eugenetico dell’umanità fu descritto da alcuni non tanto come un mondo ideale o capovolto, quanto come lo sviluppo logico e la realizzazione di possibilità offerte già ora dalla scienza. Quello immaginato nei saggi e romanzi utopistici di Wells, socialista e per qualche tempo militante nel Partito laburista, è un mondo pianificato. Il pianeta è ora in preda alla confusione, ma, dopo guerre, catastrofi, rivoluzioni, verrà uno «Stato mondiale» socialista, pacifico, basato sui valori di un’etica scientifica e organizzato in vista del conseguimento della massima efficienza nella lotta per l’esistenza: gli individui, finalmente liberi dagli ostacoli ora frapposti dalle disuguaglianze di opportunità, saranno tutti tesi all’autorealizzazione, vivranno una vita piena e con molti figli, poiché una vita senza figli «è essenzialmente un fallimento e una perversione». Il liberalismo e la «superstizione del laissez faire» hanno fatto il loro tempo. Il darwinismo ha distrutto la credenza nell’uguaglianza universale, ma ha anche cancellato il mito del peccato originale e liberato dal pessimismo radicale sulle possibilità della natura umana. Malthus ha dimostrato che la sovrappopolazione è la causa di tutti i mali: nessuna società può fare a meno del controllo delle nascite. Il sesso sarà un affare privato, «come il golf», ma la procreazione sarà sottratta al caso e alla provvidenza, poiché sarà «non solo un dovere, ma un servizio allo Stato», che la sottoporrà a regole e si prenderà cura dei bambini. Lo Stato del futuro favorirà «la procreazione di ciò che vi è di bello ed efficiente nell’umanità» e impedirà la procreazione di «tipi bassi e servili, di anime paurose e codarde, di tutto ciò che vi è di spregevole e bestiale nelle anime, nei corpi e nelle abitudini degli uomini». Quest’ultimo sarebbe «il più odioso di tutti i peccati immaginabili». I pochi individui con malattie ereditarie e incurabili che dovessero venire al mondo sarebbero tollerati, ma se necessario, e se manifestassero indulgenza al vizio, soppressi. I cittadini della Nuova Repubblica avranno infatti un atteggiamento più sano del nostro nei confronti della morte, sia propria sia altrui: «Avranno un ideale che farà dell’uccidere una cosa degna». Il suicidio degli incurabili sarà considerato un atto coraggioso e meritorio, e la soppressione indolore dei criminali ereditari un atto più misericordioso della carcerazione o di altre pene. «Solo agli idonei a vivere liberi in uno Stato mondiale ordinato sarà concesso di vivere».
Simmetricamente, il mondo descritto da Wells apparirà ad altri non come un incubo o un pericolo futuro, ma come una realtà dietro l’angolo. Aldous Huxley, nipote di Thomas Henry e fratello del biologo Julian, affermò di avere scritto il romanzo Brave New World (1932) contro «l’orrore dell’utopia wellsiana». Nell’utopia negativa, una vera e propria distopia, che vi è rappresentata, la riproduzione sessuale è sostituita da una ingegneria genetica che destina per sempre il nascituro al compito che dovrà svolgere in una società pianificata e congelata, in cui a ogni ruolo corrisponde una costituzione biologica. Lo stesso avviene, in una versione ovviamente aggiornata, anche nel film Gattaca (1997) di Andrew Niccol. Le storie narrate nel romanzo e nel film sono possibili solo perché nel meccanismo si sono prodotti errori non previsti, o perché i protagonisti sono nati secondo i metodi tradizionali. La divisione del lavoro rigida e totale che vi è descritta ricorda la Repubblica di Platone (menzionata esplicitamente da Wells) ma è anche la realizzazione del sogno di tutti i datori di lavoro: disporre di manodopera fatta su misura per i compiti che deve svolgere e costituzionalmente incapace di avanzare rivendicazioni. Come scriveva Carrel, «la felicità di ciascuno dipende dal suo perfetto adattamento al suo tipo di lavoro». E solo la biologia poteva garantire ciò, anche a costo di porre fine alla lotta darwiniana per l’esistenza (che invece altri avevano invocato come giustificazione naturale della mobilità sociale) e di mettere a tacere la natura, la cui voce incerta parlava il linguaggio zoppicante della variazione casuale.(da A. La Vergata, Colpa di Darwin? Razzismo, eugenetica, guerra e altri mali, Torino, UTET, 2009, pp. 160-162)*

(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)

Presso la sede della Biblioteca, dopo una settimana dalla data della conferenza, è possibile ascoltarne la registrazione.

Altre conferenze del ciclo

Torna all'archivio conferenze