Bestiari

Animali figurati e creature fantastiche nel Medioevo

  • Stefano Riccioni

    Professore di Storia dell’arte medievale – Università di Pisa

  • venerdì 06 Febbraio 2026 - ore 17.30
Centro Culturale

Video integrale

L’osservazione del mondo animale svolge da sempre un ruolo fondamentale nel percorso di (auto)conoscenza e (auto)rappresentazione dell’uomo che ricade nella sua produzione culturale. Aristotele nell’Historia animalium, Plinio il vecchio nella Naturalis historia, l’anonimo autore del Physiologus, Isidoro di Siviglia nelle Etymologiae hanno raccolto storie e interpretazioni allegoriche degli animali che, filtrate dai libri biblici e confluite nel Bestiario medievale, fanno ancora sentire la loro eco nelle opere di autori quali, tra gli altri, Franz Kafka, George Orwell, Jorge Luis Borges. L’arte figurativa, specchio di tale tradizione, ha riprodotto queste narrazioni dandole una forma visiva: si pensi, nel Medioevo, al bestiario esposto sulle pareti del Battistero di Parma o, più in generale, al massiccio impiego di animali nella decorazioni interna ed esterna delle cattedrali romaniche in tutta Europa, o alle opere di Niccolò, Giotto, fino all’età moderna, con i dipinti di Giovanni Bellini, Tiziano, Michelangelo, le incisioni di Albrecht Duerer, passando per i cavalli di Théodore Gericault, le sculture di Antoine-Louis Barye, per arrivare alla più recente produzione artistica da Pablo Picasso a Jannis Kounellis, Joseph Beuys e Maurizio Cattelan. […] Letteralmente, il Libro delle bestie, le cui origini risalgono al Physiologus, non è un trattato scientifico di storia naturale nel senso comune del termine ma una raccolta di descrizioni di animali, sia reali che fantastici, interpretate come lezioni spirituali o morali e spesso fornite di illustrazioni. I bestiari osservano la “natura” degli animali per celebrare la Creazione e il Creatore, e non per parlare di etologia, anatomia e biologia.

(da S. Riccioni, a cura di, Animali figurati. Teoria e rappresentazione del mondo animale dal Medioevo all’Età moderna, Roma, Viella, 2019, pp. 9-16)

 

 

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