Nella dedica che Leon Battista Alberti scrive nel 1436 per la versione in volgare del trattato De pictura sono celebrati gli artisti che a Firenze sono stati capaci di far rivivere la grandezza del mondo antico, anzi, di superare l’esempio di quei loro venerati predecessori. Brunelleschi, in primis, e poi Donatello, Ghiberti, Luca Della Robbia, Masaccio: sono questi i nomi a cui spetta il merito di aver ricominciato a parlare, tra mille difficoltà, una lingua ormai dimenticata; e questo gruppo, al quale l’Alberti si sente d’appartenere a sua volta, è tanto più meritorio perché «noi sanza precettori, senza essemplo alcuno, troviamo arti e scienze non udite e mai vedute». Questo senso di un rinnovato legame con l’antichità e al tempo stesso di una inaudita libertà creativa costituisce un elemento fondamentale per intendere il periodo storico che chiamiamo Rinascimento. Firenze aspira a diventare la nuova Atene, la città nella quale rifioriscono l’arte, la letteratura, la filosofia: si rileggono gli storici e i filosofi antichi, si raccolgono oggetti d’arte classica, e chi può parte per Roma, a studiare ciò che ancora era possibile resuscitare di quel passato illustre. In campo figurativo i primi decenni del secolo a Firenze sono segnati da una serie di importanti commissioni pubbliche che riguardano opere di scultura. Al concorso del 1401 per le porte del Battistero, faranno seguito le statue per il duomo, quelle per la chiesa di Orsanmichele, quelle per il campanile di Giotto. In questo incalzante ritmo di commissioni, accanto all’intelligenza altissima ma più “istituzionale” di Lorenzo Ghiberti, i nomi nuovi sono quelli di Nanni di Banco e di Donatello, due artisti ancor giovani ma il cui registro straordinariamente espressivo e colmo di una vitalità pronta a emergere, maturato nelle conversazioni con Filippo Brunelleschi, è subito avvertito come un fatto nuovo da cui non sarà più possibile prescindere.
(da M. Campigli e A. Galli, Donatello e il primo Rinascimento, Milano-Firenze, Il Sole 24 Ore-E-ducation.it, 2008, p. 5)
