In che modo, nel Medioevo, erano guardati gli oggetti? Come potevano essi architettare lo spazio, agendo su chi lo percorreva? Come poteva la Chiesa guidare all’invisibile archetipo celeste tramite la loro percezione? Sono alcuni degli interrogativi posti negli studi cosiddetti esperienziali, che da tempo occupano lo scenario globale della medievistica. Un aspetto divenuto decisivo perché associa così bene il Medioevo all’estetica contemporanea è infatti la multisensorialità. Quella architettonica, per esempio, che oggi viene studiata sotto il rispetto della prossemica (che assume le distanze fisiche come fatti comunicativi), della praticabilità degli spazi, dei target cui erano destinate le singole articolazioni di chiese e palazzi; essi vengono poi ricollocati nei paesaggi del passato, sia naturali che sottoposti alle differenti forme di antropizzazione. Anche in Italia, negli ultimi anni, gli “experience studies” hanno informato alcune ricerche, ma più spesso le hanno influenzate in misura limitata. A fondare i nuovi studi sugli oggetti medievali, in ogni modo, è la presa d’atto della distanza tra la nostra esperienza e quella originaria: certo, quest’ultima era determinata culturalmente in relazione ai pubblici diversi, ma ai nostri occhi si propone nel complesso come una modalità spontanea rispetto al proprio tempo; laddove al contrario per noi implica un difficile re-enactment delle aspettative, delle condizioni ambientali della visione e della intima sensibilità degli uomini e delle donne del Medioevo. Anche ricostruendo tutto a tavolino, rimaniamo diversi. Un oggetto, solo in virtù dei materiali di cui è composto, catalizzava una sommatoria di riferimenti, dagli spirituali ai politici. Collegare pietre dure, metalli o pigmenti alle loro citazioni bibliche ed esegetiche doveva risultare quasi automatico, per gli eruditi medievali, ma anche per il pubblico comune, istruito da innumerevoli prediche e omelie, mentre oggi, per esempio, nessuno penserebbe più all’esoticità e alla carnosità dell’avorio.
(da F. Lollini, G. Confortin, Presentazione e nota dei traduttori, in H.L. Kessler, L’esperienza medievale dell’arte. Gli oggetti e i sensi, trad. it., Roma, Officina Libraria, 2023, p. 9)*
(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)
