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Stando a una raccolta attribuita a Plutarco di aneddoti su re e strateghi, nell’imminenza di una battaglia i capitani chiesero se fosse tutto a posto. Al che la risposta di Alessandro: «Tutto fuorché radere la barba ai Macedoni». Stupito, il generale Parmenione, chiese: «Non sai che in guerra non c’è presa migliore della barba»? Solo una battuta. Perché anche il grande condottiero preferì tenere il viso glabro, contrariamente al costume sin lì invalso per quasi tutti gli uomini impegnati sia in politica sia in guerra: lo testimoniano i tipi ritrattistici del V-IV secolo raffiguranti strateghi ateniesi con elmo corinzio, Pericle in testa. Alessandro salì al trono ventenne, ossia nella fascia d’età compresa tra i diciotto e i trent’anni che, secondo la consuetudine, non esigeva ancora la barba, segno di maturità e autorevolezza. Sono tante, attraverso i secoli, le versioni del suo volto, le cui componenti fondamentali (la torsione del capo e l’anastolè, il ciuffo sollevato sopra la fronte) diventeranno un modello di riferimento ancora vitale per diversi imperatori quali Caracalla e Gallieno. Il Macedone ebbe degli artisti prediletti, di grande fama, quali Lisippo di Sicione e Apelle; ma è possibile recuperare l’aspetto di una o più immagini del re da loro realizzate?
(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)
