Dal mondo al romanzo

L’opera di Jane Austen e il suo tempo

  • Diego Saglia

    Professore di Letteratura inglese – Università di Parma

  • venerdì 17 Aprile 2026 - ore 17.30
Centro Culturale

Le parole di Jane Austen ci continuano ad affascinare per la loro capacità di trascendere un’epoca, ma sono anche intrise di mondo, di realtà localizzate nel tempo e nello spazio. La sua è, pertanto, una scrittura da intendersi come strumento per filtrar il mondo. […] È in sensi molteplici, con sfumature diverse, che i romanzi di Austen sono opere del mondo, opere che creano e rappresentano mondi. Lo stesso vale per il suo epistolario. Da un lato, essi ci offrono il dettaglio e la minuzia; dall’altro, la vastità e la complessità delle interrelazioni di cui è fatto il mondo. Di questo intreccio di dimensioni e grandezze diverse Austen coglie le finezze, ciò che rimane implicito e invisibile, ma che ha un forte impatto sui personaggi nella loro spesso banale quotidianità. E proprio Walter Scott coglie in pieno questo aspetto, quando si interroga su ciò che Austen fa egregiamente, con una squisitezza a cui dice di non saper arrivare, ovvero la rappresentazione del dettaglio quotidiano, che gli fa paragonare la narrativa austeniana alla pittura fiamminga e olandese. Allora i mondi di Austen sono costituiti anche da tutto quanto compone le sue trame: le vicende sentimentali; il contrasto tra protagonisti e antagonisti; le strategie per creare realismo e verosimiglianza; la costruzione dell’identità dell’eroina; la questione della “situazione” della donna, ma più in generale dell’individuo; o l’importanza di interpretare correttamente la realtà e dunque i pericoli delle letture errate e fuorvianti, come quelle di Elizabeth Bennet ed Emma Woodhouse.

 

(da D. Saglia, I mondi di Jane Austen, Roma, Carocci, 2024, pp. 13-28)

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