• Parola e rito

    La trasmissione del sapere nelle tradizioni religiose

Ambienti digitali e nuove forme di esperienza religiosa

  • venerdì 05 Giugno 2026 - ore 17.30
Centro Studi Religiosi

Già in passato avevo (…) definito tre modelli secondo i quali la relazione tra internet e religioni si configurava. Erano quello della tecnologia che si poneva semplicemente al servizio delle religioni, quello che caratterizzava le cosiddette religioni tecnologiche e quello che avevo definito il modello delle “tecnologie religiose”, dove la tecnologia occupava e sostituiva lo spazio religioso.

Nel primo caso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono considerate soprattutto uno strumento, ovvero un mezzo per trasmettere meglio particolari contenuti: un mezzo che serve per comunicarli nella maniera più efficace e veloce. Adottano quest’approccio le religioni missionarie. Esse hanno maggiore familiarità con gli aspetti comunicativi in quanto, appunto per esercitare la loro missione, hanno fatto sempre uso della comunicazione, nelle diverse forme che di essa sono proprie. In questo caso il pericolo è che venga trascurato l’impatto che le varie forme di comunicazione hanno sui contenuti comunicati.

Il secondo caso è quello delle religioni che si sviluppano prevalentemente o quasi esclusivamente nel web. In alcuni casi si tratta di una necessità (come ad esempio quando viene meno, nel caso di culti che sono perseguitati, la possibilità di un regolare riunirsi fisico dei fedeli), in altri di una tendenza a sostituire il legame fisico con il collegamento online. Si tratta della progressiva trasformazione della comunità e delle sue azioni in un senso digitale e immateriale. Si tratta, più precisamente, dell’effetto, anche in ambito religioso, della sempre più massiccia invadenza del virtuale nelle nostre vite, favorito dal fatto che esiste una ben precisa tendenza alla virtualità nella struttura delle religioni stesse. Vi tornerò fra breve.

Il terzo caso è quello in cui la rete non è più soltanto un mezzo per ampliare la nostra esperienza religiosa, non è più unicamente il luogo in cui viviamo o possiamo vivere religiosamente, prolungando, divulgando e trasformando nei suoi effetti ciò che è creduto dalle religioni tradizionali, ma è essa stessa oggetto di un’attenzione e di un investimento di tipo religioso. È il web, in altre parole, che si annuncia come qualcosa di divino. Ciò può avvenire in vari modi. Può configurarsi come un indebolimento, uno svuotamento del potere del divino a favore delle soluzioni offerte dalle tecnologie, tenendo conto dell’efficienza e della realizzabilità di ciò che esse producono. Si tratta in questo caso di un trasferimento che interessa la sfera del potere e che attribuisce questo potere non più a Dio, ma alle tecnologie. Può poi configurarsi, nello specifico, come un conferimento al web di caratteri divini, ovvero come una divinizzazione della rete, che può assumere varie forme. Oppure, dato che l’apparato tecnologico nel suo complesso è in grado ormai di governare le nostre vite, abbiamo la tendenza ad affidarci a esso, ad aver fede in esso, anche quando non ne comprendiamo i meccanismi, anche quando il suo agire è tutt’altro che trasparente. In questi casi, specificamente, possiamo parlare di “religioni tecnologiche”.

 

(da A. Fabris, Ambienti digitali e nuove forme di esperienza religiosa, in La trasmissione del sapere. Per i 400 anni del Collegio di San Carlo in Modena, Modena, a cura di G. Cerro, S. Suozzi, G. Zanetti, Modena, Franco Cosimo Panini Editore, in corso di pubblicazione)

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