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La nozione espressa da mysteria è un prodotto culturale greco con spazi di applicazione anche diversi da Eleusi, ma comunque interni a quell’universo, quali per esempio possono essere Samotracia ovvero Andania o altri ancora. Quando poi autori greci lo applicano a culti stranieri, esso risponde a esigenze di interpretatio fondata su analogie non sempre verificabili.
In quanto pubblici, i misteri non possono essere, né erano, diversi dagli altri culti praticati dalle poleis greche; pertanto, «tracciare un netto confine» tra gli uni e gli altri, per «voler distinguere una precisa categoria dì “culti misterici”», potrebbe rivelarsi rischioso.
Possiamo dunque dire sin d’ora che i misteri erano in età classica lo spazio cultuale e rituale in cui si guadagnava l’eventuale conoscenza. Quale che essa fosse. In quanto spazio essi erano a loro volta inseriti nel più ampio contesto rappresentato dal ciclo festivo pubblico, entro il quale ogni divinità trovava il proprio specifico spazio, come destinataria di culto tanto quanto era oggetto di mitologia.
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Escludendo fasi storiche sprovviste di documentazione certa, ed escludendo pure misteri conosciuti più di nome che di fatto, almeno dalla fine dell’età arcaica e poi in epoca classica questi culti parrebbero possedere una escatologia, quando non una soteriologia. Sono tuttavia escatologia e soteriologia con caratteristiche diverse e specifiche, che non possono venire ricondotte sotto una sola etichetta. L’eschaton eleusino prevede un destino «diverso» nell’Aldilà per l’iniziato: se di soteriologia si vuol parlare, non concerne l’anima ma tutt’al più può essere il πλουτος, la ricchezza che l’iniziato si attende di ricevere nelle sue case. Privi di escatologia, a quel che sembra, i misteri di Samotracia propongono una soteriologia molto concreta. Se poi è difficile individuare una escatologia e una soteriologia autentica e autonoma tipica del dionisismo rispetto all’orfismo, quest’ultimo già dal V sec. a.C. pare orientato a definire statuto e destino dell’anima umana.
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Nonostante questa indeterminazione, inafferrabilità ed evanescenza, i misteri coniugano, più di altre forme cultuali, un orientamento retrospettivo, in base al quale il presente è fondato, con un orientamento prospettico che garantisce dalla perdita della presenza proiettando nel futuro la soluzione assoluta e definitiva della crisi. In altri termini e in linea generale i misteri hanno tutti un «prologo nel cielo» – per riciclare una felice espressione di Pettazzoni –, che fissa i termini dell’esistenza terrena e la fonda, conferendole senso sulla base di un sistema di valori.
(Da P. Scarpi, Introduzione, in Le religioni dei misteri. 1: Eleusi, dionisismo, orfismo, a cura di P. Scarpi, Fondazione Lorenzo Valla – Mondadori, Roma-Milano 2002, pp. XII, XXIII, XXVII-XXVIII)*
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