• Parola e rito

    La trasmissione del sapere nelle tradizioni religiose

L’analfabetismo religioso

Educazione e convivenza nelle società contemporanee

  • Francesca Cadeddu

    Ricercatrice di Storia contemporanea – Università di Modena e Reggio Emilia

  • venerdì 22 Maggio 2026 - ore 17.30
Centro Studi Religiosi

Il deficit di conoscenze e informazioni riguardanti le norme, i testi, le dottrine e le culture che le fedi abitano e hanno abitato storicamente «inquina» tanto il vissuto comune quanto il modo con cui esso viene rappresentato nei media, con pregiudizi e stereotipi, provocando incidenti culturali che hanno un impatto diretto e immediato sulle persone e il loro senso di appartenenza a una società.

Ciò che manca è un’azione culturale che, coinvolgendo più sfere del vivere (scuola, affetti, lavoro, sanità, tempo libero) e più livelli istituzionali (politico, religioso, scolastico, amministrativo), riduca gli scontri identitari a favore di una convivenza migliore. Per rimanere nel contesto scolastico, ad esempio, l’ignoranza delle norme alimentari ebraiche o islamiche, o del significato che le donne musulmane attribuiscono all’hijiab, complica la comunicazione tra le diverse componenti della società scolastica, danneggiando tanto gli studenti e le studentesse e le loro famiglie, quanto il personale docente, che non sempre ha a disposizione gli strumenti per comprenderne le scelte e le richieste, ispirate o dettate dalla fede. Queste mancate conoscenze e competenze sono, a tutti gli effetti, un costo sociale che ha una rilevanza materiale e culturale e che cede lo spazio a polarizzazioni e semplificazioni, ben visibili nelle retoriche dettate dall’esclusivismo populista tanto nostrano quanto europeo e nord-atlantico.

Ciò che sperimentiamo sono gli effetti del muro di vetro, il muro invisibile che impedisce le relazioni interculturali: sebbene la società italiana e le istituzioni che la regolano vedano il pluralismo religioso al proprio interno, alimentato anche – ma non solo – dai flussi migratori ormai costanti verso il nostro Paese, non mettono in atto strategie di integrazione basate sulla conoscenza dei diritti delle persone e delle comunità, e sul consolidamento di informazioni coerenti e corrette che diano vita a comportamenti sociali virtuosi.

Per questo motivo è importante sottolineare che l’analfabetismo religioso non trova la sua soluzione soltanto se affidato alle istituzioni scolastiche, anche se è vero che è dal mondo della scuola che arrivano i segnali più incoraggianti. Oltre alle iniziative già menzionate destinate a docenti e dirigenti, ci sono anche strumenti, solitamente digitali e disponibili online, dedicati nello specifico all’insegnamento della religione a scuola, in ambito IRC e non. Infatti, mentre nella gran parte degli Stati europei, l’insegnamento della religione a scuola sta passando da un insegnamento «riguardo le religioni» a un insegnamento «a partire dalle religioni» con le loro teologie e pratiche, in Italia in molti casi l’IRC sta procedendo in senso inverso, allargando i programmi fino a includere prospettive che, se non estrinseciste, sono certamente pluraliste. Questo ha portato alcuni editori a dedicare sezioni dei loro portali a contenuti riguardanti le religioni o alla creazione di portali monotematici.

 

(F. Cadeddu, Analfabetismo religioso. Dai dati storici ai costi sociali, in B. Salvarani, a cura di, L’analfabetismo biblico e religioso. Una questione sociale, Bologna, EDB, 2022, pp. 36-40)*

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