• Parola e rito

    La trasmissione del sapere nelle tradizioni religiose

La parola di salvezza

I catechismi di Martin Lutero

  • Fulvio Ferrario

    Professore di Teologia sistematica - Facoltà Valdese di Teologia, Roma

  • venerdì 06 Marzo 2026 - ore 17.30
Centro Studi Religiosi

Nel 1526, il Riformatore espone con tutta chiarezza il proprio programma di rinnovamento catechetico nella prefazione allo scritto Messa in volgare e ordine del servizio divino: «Anzitutto è necessario, per un servizio divino in tedesco, un buon catechismo che sia elementare, semplice e facile. […] Non saprei esporre questo insegnamento o istruzione in modo più semplice e migliore di quello che è stato usato fin dagli inizi della cristianità ed è rimasto fino ad oggi, cioè nelle tre parti: i Dieci comandamenti, la fede [cioè il Credo] e il Padre nostro. […] Però non basta che impari le parole a memoria per poi ripeterle, come si è fatto fin qui, ma bisogna porre delle domande su ogni parte e far loro dire che cosa ognuna di esse significhi e come la comprendano. Se non è possibile in una sola volta fare delle domande su tutto, si prenda una parte e, il giorno successivo, l’altra. Se i genitori e i tutori della gioventù non vogliono prendersi questa fatica, né affidarla ad altri, non si riuscirà mai ad organizzare un insegnamento catechistico».

 

Lutero non si mostra soddisfatto dai tentativi intrapresi dai suoi collaboratori; egli stesso annuncia, nel febbraio 1525, di aver chiesto a Justus Jonas e ad Agricola la composizione di un Catechismo per i fanciulli, che però non giunge. Alcuni anni più tardi, l’esperienza come visitatore induce il Riformatore a rompere gli indugi. Nel 1528, come sostituto del predicatore cittadino di Wittenberg, Bugenhagen, Lutero tiene tre serie di predicazioni catechistiche e le ultime due risentono in modo evidente della riscontrata necessità di sottolineare la novità della Riforma, evidentemente non recepita in modo adeguato, evidenziando contemporaneamente, mediante l’esposizione dei comandamenti, la permanente esigenza etica. Questo ricco materiale costituisce la base dell’elaborazione dei Catechismi. Lutero inizia il lavoro per quello che sarà il Grande Catechismo intorno alla fine di settembre 1528: due mesi dopo è pronta la prima stesura dell’esposizione sui comandamenti, che verrà rielaborata tenendo conto della terza serie di predicazioni; in dicembre vengono stese la spiegazione del Credo e del Padre nostro; una malattia impedisce la continuazione del lavoro sino al marzo 1529, il che permette l’utilizzazione, nella redazione della parte relativa alla Cena del Signore, delle predicazioni pronunciate nel corso della Settimana santa, dal 21 al 25 marzo. Al più tardi a metà aprile, il Catechismo tedesco (questo il titolo scelto da Lutero: solo in seguito si parlerà di Grande Catechismo, in contrapposizione all’Enchiridion, o Piccolo Catechismo) esce per i tipi dell’editore Rhau di Wittenberg; nello stesso anno viene pubblicata una seconda edizione, che include la Breve esortazione alla confessione, 1’aggiunta di un paragrafo nell’Introduzione al Padre nostro e alcune note in margine, che non è certo siano di Lutero, nonché alcune incisioni, in parte di Luca Cranach il Vecchio; sempre nel 1529 appare, ad opera di Vincentius Obsopöus, la traduzione latina, in cui la fedeltà all’originale è sacrificata all’intenzione di fare del testo un esempio di prosa latina di gusto umanistico; la terza edizione, del 1530, vede la comparsa di una seconda, più ampia prefazione. L’ultima edizione del Catechismo tedesco rivista dall’autore è del 1538.

 

(da F. Ferrario, Introduzione, in M. Lutero, Il piccolo catechismo. Il grande catechismo (1529), a cura di F. Ferrario, Torino, Claudiana, 1998, pp. 24-27)

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