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Tra la fine dell’VIII secolo e l’XI, nel mondo musulmano le città sono i centri propulsivi del sapere. All’interno dello spazio urbano, tre luoghi ci parlano di una intensa cultura scritta che procede in parallelo alla trasmissione del sapere fondato sul rapporto personale fra i maestri e i discepoli, e all’oralità sia come mezzo di comunicazione, sia come solenne immagine del sapere. La biblioteca come punto di approdo e modello spaziale di conservazione e consultazione di tale cultura scritta è l’elemento comune di questi tre luoghi della città islamica: la moschea, la corte (che può essere quella del califfo, del sultano, del principe indipendente), e l’apparato burocratico. A questi luoghi, però ne va aggiunto un quarto: il circolo privato, che non corrisponde esattamente ad uno spazio fisico della città ma nella città è dislocato nelle residenze di non pochi mecenati, per lo più uomini dell’apparato politico o militare, ma spesso sostenuto dalla libera iniziativa di dotti facoltosi, appartenenti all’alta borghesia mercantile. Ai circoli privati, poi, può essere ricondotta un’intensa attività di letture pubbliche che si afferma dal XII-XIII secolo nelle principali città, e costituisce un accesso al sapere, religioso e profano, allargato ad ampi strati della popolazione – incluse le donne.
Un filo rosso unisce questi sistemi separati, ma comunicanti, di produzione del sapere: la riproduzione dei testi e la loro circolazione, resa possibile dai copisti, dalle tecniche di lavorazione dei supporti della scrittura, e dal mercato librario, che sviluppa una rete di contatti fra librai, stabili o itineranti, e bibliofili.
In questi ambiti della città, dunque, si dislocano le prime problematiche della conservazione del sapere, e quelle immediatamente successive della sua accumulazione, della sua sistematizzazione, della sua correzione. L’evoluzione di ciascuna di queste fasi – che una certa retorica nelle fonti, in ossequio agli antichi, sembra ritrarre ferme allo stadio della conservazione e dell’imitazione – si osserva nella lunga durata, attraverso le diverse concezioni che informano la produzione libraria, come anche nei cambiamenti che emergono dalla tipologia del libro di studio.
(da L. Capezzone, Il libro e la madrasa. Forme e luoghi del sapere nell’Islam medievale, in La trasmissione del sapere. Per i 400 anni del Collegio di San Carlo in Modena, Modena, a cura di G. Cerro, S. Suozzi, G. Zanetti, Modena, Franco Cosimo Panini Editore, in corso di pubblicazione)*
(*) I titoli contrassegnati con l'asterisco sono disponibili, o in corso di acquisizione, per la consultazione e il prestito presso la Biblioteca della Fondazione Collegio San Carlo (lun.-ven. 9-19)
